
PROBLEMA 01
Il calcolo della tariffa
non tiene il passo con la realtà
Roma è la città con la più alta concentrazione turistica d’Italia. Nel 2023 ha registrato oltre 38 milioni di presenze ufficiali, ma la stima delle presenze effettive — includendo turismo giornaliero, affitti brevi non censiti e flussi non dichiarati — supera abbondantemente i 50 milioni. Ogni turista produce rifiuti. Ogni bed and breakfast irregolare produce rifiuti. Ma la TARI non lo sa.
La tariffa rifiuti applicata alle utenze non domestiche si basa sul meccanismo MTR (Metodo Tariffario Rifiuti) definito da ARERA, che suddivide i costi in una quota fissa — legata alla superficie dell’attività — e una quota variabile, teoricamente proporzionale alla produzione di rifiuti. In pratica, la quota variabile viene calcolata su basi catastali e statistiche ormai superate, costruite su una città che non esiste più.

Non intercetta il picco turistico estivo. Non distingue tra un esercizio che produce 2 tonnellate di organico al mese e uno che ne produce 8. È una tariffa piatta in una città di flussi estremi. Il Piano Economico Finanziario del Comune mostra un gap strutturale colmato con trasferimenti straordinari: il servizio non scala perché la tariffa non è calibrata sul volume reale.
La soluzione non è alzare le tariffe in modo lineare. È riformare il metodo di calcolo introducendo parametri dinamici: presenze turistiche certificate, flussi stagionali, categoria merceologica reale dell’attività. Un dato che la piattaforma Borsino Rifiutiraccoglie già, per ogni utenza, in tempo reale.

PROBLEMA 02 – Le attività non domestiche
non hanno spazio per i rifiuti
Ogni operatore del settore lo sa. Ma nei documenti ufficiali non compare quasi mai: a Roma le utenze non domestiche non hanno spazio fisico sufficiente per stoccare temporaneamente i propri rifiuti in attesa del ritiro. E questo produce una conseguenza diretta, visibile ogni mattina: i sacchi vengono esposti sulla pubblica via prima ancora che spunti il sole.
Un ristorante di 300 mq nel centro storico ha, mediamente, un deposito di 10–20 mq dove devono stare scorte, attrezzature e materiale di consumo. I rifiuti vengono buttati fuori perché dentro non c’è letteralmente dove metterli. La norma che impone un’area di stoccaggio è sistematicamente inapplicata per impossibilità strutturale: Roma è costruita su palazzi storici con cortili inaccessibili e botteghe senza retro.
Il problema non riguarda solo l’estetica urbana. Riguarda la tracciabilità. Un sacco esposto sul marciapiede alle 5 di mattina non ha un FIR. Non è pesato. Non è classificato. Sappiamo solo che esiste, che intasa le strade, e che dovrà essere raccolto con un mezzo indifferenziato che porterà tutto a smaltimento.
Una risposta praticabile esiste: stazioni di raccolta collettiva condivise per cluster di utenze non domestiche, con compostiere elettromeccaniche integrate, sistemi di pesatura e identificazione automatica, frequenze di svuotamento calibrate sul flusso effettivo. È il modello Smart Circular City, già operativo in diversi Comuni dell’hinterland milanese.
LA RISPOSTA
Borsino Rifiuti:
il servizio che le utenze stavano aspettando
Di fronte a questi due fallimenti strutturali le utenze non domestiche sono stanche. Non cercano un altro interlocutore istituzionale. Cercano qualcuno che venga a prendere i rifiuti, con continuità, senza aspettare che il Comune stanzi i fondi. È esattamente il vuoto che Borsino Rifiuti ha deciso di riempire.
Borsino Rifiuti propone alle utenze non domestiche un contratto strutturato come abbonamento a ricarica. Il cliente acquista in anticipo un pacchetto di ritiri — pesato, tracciato, certificato — e lo consuma secondo le proprie necessità reali. Niente canoni fissi gonfiati, niente sorprese in bolletta.
Il modello piace perché risponde a un bisogno concreto: le attività sono stremate dalla presenza continua di rifiuti nelle proprie aree interne, e dalla raccolta pubblica che, per i problemi di budget descritti sopra, contingenta gli interventi. Con Borsino Rifiuti il ritiro avviene indipendentemente dalle logiche del PEF comunale.
I PRINCIPI
I tre principi
che regolano il servizio
Il servizio Borsino Rifiuti non è una semplice raccolta differenziata privata. È governato da tre principi operativi che ne definiscono la logica e lo distinguono da qualsiasi altro operatore sul mercato




