I RIFIUTI NELLA STORIA : Riciclo rifiuti nell’Impero Ottomano

Immagine storica dell'impero ottomano con focus su ritiro rifiuti e economia circolare.

I rifiuti nella storia – Episodio 5: Istanbul ottomana, tra fermani, corporazioni e “spazzini” di stato

Prima che l’Europa occidentale scoprisse l’igiene urbana, Istanbul aveva già un sistema strutturato per gestire i rifiuti di una capitale multietnica e densissima.

Il controllo della città pulita


Nell’Impero Ottomano il compito ricadeva sul muhtesib, il funzionario incaricato di vigilare su mercati, igiene pubblica e ordine urbano, e sul çöplük subaşısı, l'”ufficiale della spazzatura” che rispondeva al kadı (il giudice locale). Nel periodo pre-moderno la raccolta dei rifiuti era gestita dal çöplük subaşısı sotto il comando del kadı, che poteva affidare il servizio a corporazioni di raccoglitori (arayıcı esnafı) oppure imporre sanzioni agli abitanti che non tenevano pulita la città.

Vakıf:


le fondazioni pie come infrastruttura civica Un tratto tutto ottomano: molta della cura ambientale non passava dallo stato centrale, ma dai vakıf, le fondazioni religiose-caritatevoli. Sia l’amministrazione centrale di Istanbul sia le fondazioni locali avevano un ruolo attivo nella gestione di questi temi: il governo centrale emanava fermani ed editti, le amministrazioni cittadine agivano tramite i controlli del muhtesib, e le fondazioni intervenivano con i propri servizi per costruire un mondo vivibile. Pulizia delle strade, gestione degli scarichi degli hammam, rimozione di carcasse animali: tutto rientrava in questo mosaico di responsabilità condivisa tra potere religioso, corporativo e statale.

La svolta ottocentesca:


colera e modernità Il vero salto di paradigma arriva nell’800. Le trasformazioni economiche e la crescente attività commerciale del periodo delle Tanzimat misero sotto pressione l’infrastruttura municipale della capitale imperiale, dove lo sporco divenne sempre più visibile nella vita urbana. L’associazione tra sporcizia e malattie contagiose come il colera aprì nuovi spazi di discussione su prevenzione delle epidemie e procedure di gestione dei rifiuti, portando alla costruzione di sistemi fognari e pratiche di quarantena come pilastri della politica sanitaria ottomana.

Nasce così, nella seconda metà del secolo, la prima raccolta rifiuti regolare gestita da un’amministrazione municipale moderna — un servizio pubblico vero e proprio, con tanto di operai dedicati (i tanzifat amelesi), salari e gerarchie di controllo.

Il filo che arriva fino a oggi


Da un ufficiale nominato dal kadì a una municipalità moderna: la storia di Istanbul racconta una costante che vediamo ancora — la gestione dei rifiuti smette di essere “problema privato” e diventa infrastruttura pubblica solo quando la città cresce abbastanza da renderla ingestibile altrimenti. È lo stesso passaggio che, secoli dopo, continua a guidare la trasformazione da smaltimento a economia circolare.

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Fonti principali

  1. Deniz Özeren, “The Dirt of Istanbul: Coping with Pollution in the 19th Century”, tesi di Master, Middle East Technical University (METU), Ankara, 2019 — relatore Selçuk Dursun. → https://etd.lib.metu.edu.tr/upload/12624513/index.pdf
  2. Tesi Ege Üniversitesi (turco), “Ondokuzuncu yüzyıl Osmanlı İstanbul’unda bir sorunsal olarak çöp” (“La spazzatura come problema nell’Istanbul ottomana del XIX secolo”) — sul çöplük subaşısı, l’arayıcı esnafı, il muhtesib e la nascita della raccolta rifiuti municipale. → https://acikerisim.ege.edu.tr/items/70aaacce-9cab-4d29-bbbf-b8e00c44748f/full
  3. Doğan Yörük, saggio su ambiente e igiene nell’Impero Ottomano pre-moderno — ruolo di amministrazione centrale, muhtesib e fondazioni (vakıf). → https://acikerisim.selcuk.edu.tr/signposting/describedby/22f2b14a-0040-48cd-b87c-da2953b320e7
  4. Ufuk Adak, “Water, Sewage and Sanitation: Infrastructure Projects and Public Health in Izmir in the Late Ottoman Empire”, Journal of Balkan and Near Eastern Studies, 2021 — contesto sulle riforme sanitarie tardo-ottomane. → https://ideas.repec.org/a/taf/cjsbxx/v24y2022i2p263-284.html

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